Un saluto a tutto il pubblico presente e un abbraccio alla moglie e alle figlie che hanno voluto ricordare il caro Stefano Sichel con questa bella retrospettiva.
Come iniziare la presentazione di questa mostra- ricordo tutta dedicata a Stefano Sichel? Potrei partire da un concetto che a me piace molto: la presenza-assenza o giocando sulle parole una assenza fortemente presente perché se il suo cuore ed il suo repiro si sono fermati in una giornata di inizio di un nuovo anno, anno forse carico di aspettative per Stefano, e per tutti noi, le emozioni e i colori della sua pittura continuano a pulsare qui nella sua amata Galleria aperta con tanto coraggio nel 2003.
Leggendo sui social le parole di ricordo giunte alla famiglia, una in particolare era ricorrente: la parola Maestro. E mi sovviene allora una citazione del filosofo Socrate: “L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. L’insegnante eccellente dimostra. Il maestro ispira.
E Sichel, il Maestro Sichel non solo ha ispirato con la sua arte, ponendosi come socio fondatore del movimento del Transvisionismo, ma ha anche incoraggiato centinaia di artisti che hanno presentato le loro opere in questo importante Spazio espositivo.
Vorrei sottolineare che quando ci si sentiva, in preparazione di varie mostre, Sichel sapeva cogliere il meglio di ogni artista, suggellare certi passaggi pittorici, con una grande generosità di cuore e di pensiero, spesso difficile da trovare in un artista. Una generosità che lo ha portato a lavori a quattro mani con l’attrice Barbara Bouchet e con Alessandra Bisi; una generosità che nasceva dal suo insopprimibile desiderio di sperimentazione su materia e colore, i veri protagonisti della pittura astratto informale di Sichel.
E veniamo ai lavori che le figlie Paola e Sara hanno esposto per raccontare i momenti della sua evoluzione artistica. Tra l’altro oggi, 13 aprile, si celebra lo Slow art day, in cui si chiede ai visitatori di mostre e musei, abituali consumatori di immagini, di soffermarsi per più minuti a guardare un’opera d’arte, liberando la fantasia e cercando di capire il messaggio e l’emozione di chi le ha dato vita.
Qui sono esposti anche i lavori di gioventù del nostro. Il vissuto, ciò che si sedimenta nella memoria, è fondamentale per capire la poetica che si afferma in ogni artista. E il vissuto di Sichel sono i colori della natura e del paesaggio di Vigolo e di Castell’Arquato. Quindi la pittura figurativa rappresenta l’inizio di un percorso incredibile nel quale possiamo leggere successivamente una forte tensione verso la libertà con pennellate che si muovono nello spazio, ma anche un lavoro di studio sofferto, di conoscenza sul colore e sulla materia.
Naturale lo sbocco nel Movimento del Transvisionismo di cui Sichel è socio fondatore, che prende vita nel 1995 con un vero e proprio manifesto e con l’impegno reciproco dei soci di condividere emozioni ed intuizioni. Si accostano a lui Ugo Borlenghi, Viviana Faiola, Massimo Meucci e Erminio Tansini. In momenti successivi Marco Bellagamba e Mario Bernardinello. È la ricerca di un’arte immediata, gestuale, che va oltre la materia in uno spazio esterno e nel contempo intimo. Sono concetti ai quali Sichel rimarrà fedele nel suo percorso artistico. Una pittura che prosegue il dialogo col passato nel solco tracciato dall’action painting, dall’espressionismo astratto, dalle idee di Freud sul subconscio e che perviene ad un astratto informale, che ammiriamo nei lavori esposti.
Da ultimo vorrei ricordare quanto il nostro è stato punto di riferimento culturale per Castell’Arquato, infaticabile organizzatore di eventi, dalla presentazioni di libri, come “Le tenebre e la rosa” di Sgarbi a “La bambina che non sapeva odiare” di Lidia Maksymowicz, fino alle presentazioni annuali dei cataloghi d’Arte Moderna Mondadori. Ancora ricordo gli scambi culturali in Italia e all’estero, il concerto del coro islandese femminile che ha fatto storia nel clima culturale locale. Vorrei anche gettare la sfida di una prosecuzione di incontri e di piccole mostre all’interno del laboratorio qui accanto.
Vorrei chiudere il mio intervento non solo invitando il pubblico a ricordarci momenti importanti del nostro, ma anche evidenziando quello che può essere un messaggio di Stefano, il Maestro, a coloro che si dedicano all’arte. E’ il discorso della materia, della sua bellezza e plasticità in un panorama artistico orientato sempre più al digitale e alla smaterializzazione dell’arte. Una grande lezione di un grande Maestro.
Castell’Arquato, 13 aprile 2024